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PostHeaderIcon la sfida educativa

ORATORIO E SFIDA EDUCATIVA

Il Santo Padre Benedetto XVI, nella lettera inviata alla Chiesa di Roma e alla Città di Roma sul compito urgente dell’educazione, ha colto un’emergenza fondamentale del nostro tempo. Negli ultimi anni si è messa in moto una profonda riflessione che porterà la Chiesa italiana a mettere all’attenzione del prossimo decennio il tema dell’educazione.

 

Gli uomini  di ogni epoca hanno sempre cercato di trasmettere alle nuove generazioni i valori basilari dell’esistenza e di un retto comportamento. Educare è stata sempre un’arte complessa e  difficile. Tuttavia, oggi, sembra che lo sia ancora di più. Un compito diventato più arduo e precario. Anzi c’è chi ne mette in dubbio anche la possibilità. Oggi vige la mentalità del “tutto e subito”, invece l’educazione esige un processo lungo. Oggi, nella civiltà dell’immagine si cerca il consenso, non si accettano sconfitte, invece nell’educazione occorre dire anche dei “no”.

Genitori, insegnanti, educatori, dinanzi alle difficoltà del dialogo educativo, provano un senso di smarrimento e di sfiducia, sembra che abbiano rinunciato al loro ruolo e si siano arresi. All’origine delle difficoltà dell’educazione stanno alcune idee tipiche della nostra civiltà e che Benedetto XVI riconduce al nichilismo e al  relativismo che permeano la cultura e la vita sociale.

Davanti alla crisi in atto, occorre  individuare alcuni obiettivi da perseguire, a cominciare dal recupero della convinzione che è possibile tornare ad educare e della coscienza che è un compito insostituibile, una “ineludibile priorità, una grande sfida per la comunità cristiana e per l’intera società” (Benedetto XVI).

La soluzione del problema è nella impostazione giusta del concetto di educazione e nei valori da trasmettere e richiede la collaborazione sinergica di tutte le istituzioni interessate. Occorre attivare un’alleanza educativa tra le varie agenzie coinvolte nell’educazione: la famiglia, la scuola e la parrocchia.

L’esperienza oratoriale, che ha formato tante generazioni di ragazzi e giovani, pur soffrendo delle comuni difficoltà, ha certamente ancora la sua parte e la sua missione da svolgere. In questo tempo di crisi valoriale e di disorientamento, è necessario riscoprire la bellezza e la fatica dell’educare.

L’oratorio deve essere non solo luogo di svago, di divertimento e di socializzazione,  ma luogo di formazione, spazio educativo in senso ampio, luogo dove ci si possa sentire a casa propria.

L’educatore svolge un’azione di accompagnamento e cerca di mettersi al fianco dei giovani. San Giovanni Bosco, nell’epistolario affermava che “l’educazione è cosa del cuore… studiamoci di farci amare … e vedremo con mirabile facilità  aprirsi le porte di tanti cuori”.

L’oratorio, se è attuato nel modo giusto, è uno dei mezzi efficaci per educare specialmente i ragazzi ed i giovani, per plasmare – come diceva don Bosco – “dei buoni cristiani e degli onesti cittadini”. Perché sia un’autentica esperienza di crescita umana e cristiana, occorre proporre un’educazione globale, mettendo insieme le diverse dimensioni del percorso formativo, dalla catechesi, all’animazione, al gioco.

E’ una vera ricchezza per una parrocchia, o più parrocchie vicine  avere un oratorio,  comunque, la vera sfida riguarda gli animatori, gli spazi e la passione educativa.

In diverse parrocchie non c’è la tradizione e la cultura dell’oratorio. L’attività di oratorio non si improvvisa. Non basta mettere a disposizione degli ambienti, qualche gioco e qualche persona di buona volontà. Non è sufficiente la presenza di qualche  sorvegliante, ma occorrono animatori convenientemente formati, motivati e maturi.

C’è, poi,  il problema degli spazi: purtroppo, molte comunità non hanno ambienti adeguati e strutture idonee per realizzare  attività oratoriane.

C’è, infine, il problema, forse più importante che è quello dell’entusiasmo e  della passione educativa, cioè  il tenerci, lo zelo, che fa superare anche le difficoltà logistiche e tecniche. Don Bosco, all’inizio, non aveva grandi spazi e né molti mezzi, ma la sua passione educativa, l’amore per i giovani e la  fiducia nella provvidenza, gli hanno permesso di superare ostacoli ed incomprensioni insormontabili, realizzando un movimento oratoriano che si è ramificato in tutti i continenti.

Auguro vivamente all’ANSPI di ritrovare il coraggio di educare, di coltivare la passione educativa che è il motore trainante della vita dell’oratorio, di aiutare le nuove generazioni ad essere protagoniste della storia e di collaborare ed interagire con le altre realtà del territorio.

 

+ Orazio Soricelli

Arcivescovo di Amalfi – Cava de’ Tirreni

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 21 Aprile 2010 10:56)