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PostHeaderIcon L’ Oratorio: casa che accoglie e scuola di vita

Sono spesso l’unico punto di aggregazione del quartiere e chi li frequenta cerca un luogo protetto, uno spazio contro la solitudine, la monotonia, il grigiore della vita quotidiana. Cosi i nostri oratori parrocchiali – circondati da una realtà urbana estremamente difficile e sempre più indifferente alla proposta religiosa – si tramutano in vero e proprio “radar” per le problematiche giovanili. Inizialmente gli oratori erano piccoli luoghi di culto dove i fedeli si riunivano a pregare (il termine deriva appunto dal latino orare, pregare).
Il primo oratorio fu creato da san Filippo Neri intorno al 1550.

Con l'intento di creare una comunità di religiosi e laici unita in un vincolo di mutua carità sullo stile degli apostoli. Nel 1575 il papa Gregorio XIII eresse la Congregazione dell'Oratorio e concesse a questa la chiesa di Santa Maria in Vallicella, che divenne così il luogo del primo oratorio. Le finalità dell'oratorio di San Filippo Neri erano quelle della preghiera, coinvolgendo uomini comuni e di cultura nella lettura della Bibbia, e dell'educazione dei ragazzi.
Sulla scia di Filippo Neri, nacque l'idea di Giovanni Bosco che può essere considerato il fondatore del concetto moderno di oratorio inteso non solo come “casa di preghiera” ma prima di tutto casa che accoglie, spazio ove incontrarsi, scuola di vita, chiesa che evangelizza, punto d’incrocio tra la casa, la strada e la chiesa.
L’oratorio è uno dei pochi, forse ultimi luoghi in cui in una città o paese che sia,  i giovani possono intrecciare relazioni, compagnie, amicizie, ricevendo una solida educazione ai valori della convivenza, della condivisione, del rispetto dell’altro diverso da te, oltre che nell’approfondire il senso della propria vita secondo un orientamento cristiano ed evangelico. In un tempo in cui è sotto gli occhi di tutti  la disgregazione sociale della città con la conseguente difficoltà di maturare appartenenze territoriali, l’oratorio si sta rivalutamdo sempre di più. All’oratorio bambini, adolescenti, giovani adulti ritrovano il gusto dello stare insieme, escono dall’anonimato, condividono esperienze, scoprono di avere difficoltà e problemi comuni, trovano risposte ragionevoli al senso della vita e al perché dell’esistenza.
L’oratorio risponde più validamene a queste finalità specialmente se all’inizio i ragazzi non hanno il vincolo di una frequenza religiosa stretta, se non si sentono appiccicare subito addosso qualche distintivo. Un po’ per volta, l’oratorio può diventare da luogo “semianonimo”, a luogo dove si costruiscono relazioni più impegnative. La cosa deve avvenire con gradualità. L’oratorio vincerà le tante sfide che la società odierna lancia ai nostri tanti giovani, spesso confusi e disorientati perchè privi di punti di riferimento autorevoli ed autentici, se saprà diventare innanzitutto palestra di convivenze di idee diverse, finestra aperta sul mondo, luogo di riflessione culturale, momento di crescita nella fede e nella conoscenza della verità che è Cristo, in un clima di amorevolezza ed allegria che è tipico del modello di oratorio voluto da San Giovanni Bosco.
Oratorio quindi come mentalità pastorale prima che come struttura che sappia concentrare ed investire a favore dei giovani tutte le proprie energie ed iniziative:
nella formazione umana, spirituale, pedagogica;
nell’offrire spazi di accoglienza, di aggregazione e di festa;
nel proporre itinerari di fede;
nel mettere a disposizione guide spirituali, promuovendo ed accogliendo le molteplici figure educative presenti nella comunità cristiana e sul territorio, formando animatori motivati e competenti;
nell’attivare le famiglie e gli adulti ad offrire ai bambini e ai giovani ragioni di vita e di speranza;
nel collaborare con il territorio al bene di tutti i giovani che lo abitano perché laddove c’è qualcuno sulla strada e c’è un educatore con il “cuore oratoriano”, ebbene lì nasce l’oratorio.

Solo così l’oratorio sfugge dal rischio di essere il prolungamento della sacrestia o della sala parrocchiale e diventa per i tanti giovani che lo frequentanto il luogo dove si scopre la gioia delo stare insieme e si apprende  il senso pieno della vita.  
Il segreto della riuscita è tutto qui: fare entrare la vita in oratorio, puntando sul protagonismo dei ragazzi mediante progetti educativi che mirino a creare ponti tra la comuità ecclesiale e la società civile, tra la parrocchia e il territorio, tra l’oratorio e le famiglie, indirizzando le giovani generazioni ad intraprendere un cammino che tappa dopo tappa, giorno dopo giorno, li aiuterà a trovare risposte esaustive alle loro domande di vita e di fede e a colmare i tanti vuoti esistenziali facendo l’esperienza di quell’ “Amore più grande” che riempie il cuore di gioia, di pace, di felicità.


†Andrea MUGIONE
Arcivescovo Metropolita di Benevento

 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 20 Gennaio 2010 16:34)